Gli smartphone sono i precursori del chip sottocutaneo?

05 2011

Gli smartphone sono i precursori del chip sottocutaneo?

Negli ultimi anni, più o meno da quando il web è divenuto “partecipativo”, gli utenti della rete sono stati via via sempre più abituati a rinunciare alla propria privacy in cambio di un servizio.
Si pensi solamente al passaggio da MySpace – dove l’identità di un utente è nascosta dietro un nickname e sono pochissime le informazioni reali salvate – a Facebook dove ogni utente utilizza la propria anagrafica reale e dove vengono raccolti i dati sui nostri interessi; infine la nascita dei social network geo-localizzati (Foursquare, Buzz), in cui addirittura rendiamo partecipe l’intera rete sui nostri spostamenti reali.

Di pari passo a questa tendenza, sono nati gli smartphone: telefoni-computer che stanno rimpiazzando i nostri vecchi cellulari, i quali ci consentivano unicamente di telefonare o mandare SMS.
Gli smartphone integrano quasi sempre un antenna GPS, sfruttano l’idea geniale delle “App” e ci stanno guidando verso una vera e propria rivoluzione nel modo di comunicare.

Recentemente però è scoppiato uno scandalo che ci dovrebbe far riflettere sulle implicazioni di ciò a cui stiamo andando incontro; parlo della scoperta di un file nascosto sui dispositivi  Apple,  Google e ora anche Microsoft, dove vengono registrati gli spostamenti degli utilizzatori di tali dispositivi.
Le associazioni che fanno del diritto alla privacy dei cittadini la loro ragione d’essere, sono sul piede di guerra e c’è chi, come il Privacy International, ha scritto una lettera aperta a Steve Jobs.

Avere il controllo delle popolazioni è da sempre l’obiettivo ultimo di vari gruppi d’interesse internazionale; ricordiamo il recente allarme lanciato da Zbigniew Brzezinski, membro della Commissione Trilateral, che qualche mese fa ha affermato presso il Council on Foreign Relations:  Il mondo intero sembra essere diventato consapevole delle ingiustizie globali, le disuguaglianze, la mancanza di rispetto, lo sfruttamento(come se questo fosse un problema piuttosto che una vittoria).
Recentemente si è anche parlato del chip RFID, che si spera un giorno di riuscire ad impiantare in ogni cittadino e che sostituirà definitivamente i nostri passaporti, le nostre carte di credito, le nostre cartelle mediche…in pratica racchiuderà tutto ciò che siamo agli occhi della società.
Consiglio la visione di questo video tratto dal film autoprodotto Zeitgeist: http://www.youtube.com/watch?v=Ow7wq79vVtE

Se pensiamo che questa sia fantascienza, ricordiamoci che il chip RFID è già stato impiantato su base volontaria e il collegamento tra il chip RFID e gli smartphone esiste già:  la tecnologia NFC, di prossima implementazione sui nuovi smartphone, probabilmente anche sull’iPhone 5.

Non possiamo rinunciare alla tecnologia, nè possiamo permettere che pochi controllino le vite di molti; dobbiamo affrontare il tema prima che sia tardi.

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5 comments

  1. Francesco Del Bono /

    Il tuo punto di vista è interessante, eppure credo che nel periodo dei Social Network non sarà possibile una cosa del genere.
    Chi vivrà vedrà eppure penso che il popolo della rete, sempre più consapevole, si indignerà a tal punto da bocciare qualsiasi progetto di controllo come quelli che hai ipotizzato.

    Non so se lo sai ma hanno citato il tuo articolo qui: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=8315&mode=thread&order=0&thold=0

  2. Mirko Borghi /

    Ciao Claudio, sono un po’ ot in merito all’argomento di cui sopra, in quanto il mio intervento e’ atto piu’ che altro per metterti a conoscenza, che imbatttendomi per caso nel tuo blog in cui si parlava di truffe multilevel, sono rimasto colpito dal tuo acume e dal coraggio con cui denunciavi la cosa, ribadendo che “il re e’ nudo” anche se molti fanno finta di non vederlo. Gente come te ci fa ben sperare in un “risveglio” di coscienze.Continua a volare alto sopra gli insulti di poveri esseri egoisti che non riescono a vedere oltre i loro (tra l’altro miseri) interessi, che alla fine, dopo aver sbavato, non trovano di meglio che storpiare il tuo cognome. Da oggi ti seguiro’ anche su twitter, e penso che nonostante i miei impegni, non sara’ tempo perso. Grazie

  3. Grazie Mirko, anche se non vorrei fosse un cerino per innescare ulteriori polemiche :)

  4. Mah, io non sono contrario “a priori” a questo tipo di tecnologie essenzialmente perchè credo che possano essere utilizzate per fornire servizi ad alto valore aggiunto, soprattutto dando la possibilità di risparmiare tempo nella ricerca di ciò a cui sono interessato in uno specifico momento. In sostanza sono disposto a sacrificare la mia privacy per ricevere servizi che ritengo utili. Ciò su cui invece non voglio transigere è la possibilità di attivare o disattivare la mia “tracciabilità” a mio piacimento, in maniera semplice e veloce. Per il resto, quando lo voglio, google o chiunque altro può tranquillamente utilizzare i miei dati, le mie preferenze e la mia posizione per cercare di fornirmi offerte e servizi di mio gradimento. Saluti

  5. Guarda sulla prima parte di quello che hai detto sono totalmente d’accordo con te.Figurati che la mia società sviluppa applicazioni per smartphone :)
    La cosa che mi lascia perplesso è ” google o chiunque altro può tranquillamente utilizzare i miei dati, le mie preferenze e la mia posizione per cercare di fornirmi offerte e servizi di mio gradimento.”

    Se tutti fossimo animati dalle migliori intenzioni e i nostri dati fossero realmente utilizzati solo per fornirci offerte e servizi di nostro gradimento, sarei d’accordo.

    Servirebbe una sorta di “codice etico” che i detentori di questi dati dovrebbero rispettare.

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